Leadership & Mindset
Non sei tu a guidare la tua vita.
Sono i tuoi metaprogrammi.
Anna Puchkina | Metacognitive Programming | 5 min di lettura
C'è una domanda che pongo a ogni manager, founder e professionista di alto livello con cui lavoro, e quasi nessuno sa rispondere: chi prende davvero le tue decisioni? Non parlo di boss, soci o famiglia. Parlo di quello che succede dentro la tua testa nei tre secondi prima che tu apra bocca, firmi un contratto, o abbandoni un progetto a metà.

La risposta scomoda è questa: il più delle volte non sei tu. Sono i tuoi metaprogrammi.

I metaprogrammi sono schemi abituali di elaborazione dell'informazione: filtri automatici attraverso cui il cervello seleziona cosa notare, cosa ignorare, come interpretare la realtà e come risponderle. Operano sotto soglia di consapevolezza. Sono più veloci del pensiero deliberato. E, soprattutto, plasmano ogni cosa: dal modo in cui leggi questa frase al modo in cui hai scelto il tuo lavoro.
"Il cervello non elabora la realtà. Elabora la sua versione della realtà, filtrata da anni di esperienze codificate in automatismi che chiama 'me stesso'."
I filtri che non vedi
I filtri che non vedi
Prendiamo un esempio concreto. Due manager ricevono lo stesso feedback dal proprio board: "Dobbiamo cambiare strategia." Il primo sente una minaccia, si irrigidisce, difende il lavoro fatto. Il secondo sente un'opportunità, si anima, chiede subito quali risorse ha a disposizione. Stessa frase. Reazioni opposte.

Non è questione di carattere o di intelligenza. È questione di metaprogrammi attivi in quel momento. Il primo sta filtrando la realtà attraverso uno schema orientato al problema e alla distanza, il secondo attraverso uno schema orientato all'obiettivo e all'avvicinamento. Nessuno dei due lo ha scelto consciamente. Sta semplicemente funzionando come funziona sempre.
Tre metaprogrammi che probabilmente ti stanno gestendo adesso
Tre metaprogrammi che probabilmente ti stanno gestendo adesso
01
Verso / Via da. Ti muovi verso ciò che vuoi, o via da ciò che temi? I professionisti con un forte schema "via da" sono eccellenti a identificare rischi e problemi, ma spesso si paralizzano quando mancano le minacce immediate. Quelli "verso" raggiungono obiettivi con energia, ma tendono a sottovalutare i segnali di pericolo.

02
Interno / Esterno. Da dove prendi il tuo riferimento di qualità? Chi si orienta internamente sa cosa vale il suo lavoro indipendentemente dai feedback ricevuti. Chi si orienta esternamente ha bisogno di conferme continue e, in assenza di queste, vacilla. Entrambi hanno punti ciechi enormi.

03
Opzioni / Procedure. Le persone orientate alle opzioni prosperano nell'innovazione e muoiono nelle routine. Quelle orientate alle procedure costruiscono sistemi impeccabili ma possono bloccarsi davanti all'imprevisto. Il problema: la maggior parte dei ruoli richiedono entrambe le cose, e quasi nessuno sa quale delle due sta usando in un dato momento.
Perché conta più del QI
Perché conta più del QI
La ricerca sulla performance cognitiva è chiara: l'intelligenza grezza spiega una parte relativamente piccola dei risultati a lungo termine. Quello che fa la differenza è la flessibilità metacognitiva, ovvero la capacità di riconoscere i propri schemi di pensiero e, quando necessario, sospenderli o modificarli.

Un leader con QI nella norma ma alta consapevolezza metacognitiva prenderà decisioni migliori di un genio che agisce in automatico. Perché? Perché sa quando sta ragionando e quando sta semplicemente eseguendo un programma vecchio di trent'anni che funzionava perfettamente nel contesto in cui è stato scritto, ma che adesso produce risultati sbagliati.

Il problema non è avere metaprogrammi. Tutti li hanno. Il problema è non sapere quali sono i tuoi, e lasciare che girino in background come software non aggiornato su un sistema che deve competere oggi.
"Non devi cambiare chi sei. Devi smettere di fare confusione tra te e i tuoi automatismi."
Il punto di partenza
Il punto di partenza
I metaprogrammi non sono tratti fissi della personalità. Sono abitudini cognitive. E come tutte le abitudini, possono essere portate alla luce, esaminate e, dove necessario, riprogrammate.

È esattamente questo il lavoro che faccio con il Metacognitive Programming: un percorso individuale per mappare i filtri con cui stai interpretando la realtà, capire quali ti servono e quali ti limitano, e sviluppare la flessibilità cognitiva necessaria per usarli con intenzione.

Non si tratta di motivazione. Non si tratta di pensiero positivo. Si tratta di capire come funziona davvero il tuo cervello quando è sotto pressione, e fare in modo che lavori per te invece che contro di te.
Metacognitive Programming
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