Per molto tempo ho avuto la vita che avrebbe dovuto rendermi felice. Poi ho avuto il coraggio di ammettere che non lo ero.

Ho costruito una carriera nella finanza, sono diventata imprenditrice e ho lavorato con clienti internazionali. Ma il cambiamento più importante è iniziato quando ho compreso come la nostra mente crea i risultati che viviamo.

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Anna Puchkina, Mindset e Business Coach internazionale

La mia storia non comincia quando sono diventata coach. Comincia molto prima, con una domanda che ha continuato a seguirmi.

Quanto della nostra vita nasce da una scelta consapevole e quanto viene deciso da paure, convinzioni e programmi automatici che non vediamo? Ho cercato la risposta nei libri, negli studi, nella carriera, nell’imprenditoria e infine nel lavoro profondo sulla mente. Oggi quella ricerca è diventata il mio lavoro con imprenditori, founder e CEO di diversi Paesi.

01LA PRIMA DOMANDA

Prima di sapere cosa avrei fatto, sapevo già cosa non volevo: vivere una vita scelta da altri.

Avevo circa quindici anni quando ho iniziato a farmi domande che le persone intorno a me non sembravano porsi. Perché accettiamo alcuni limiti senza verificarli? Perché desideriamo una vita diversa e poi continuiamo a fare le stesse scelte? Quanto di ciò che consideriamo impossibile è realtà e quanto è un confine costruito nella nostra mente?

Leggevo, studiavo e cercavo risposte. Non immaginavo ancora di diventare coach. Volevo capire me stessa. Volevo uscire dal mio guscio, conoscere il mondo e diventare la persona che sentivo di poter essere.

Quella ragazza non aveva ancora un metodo. Aveva però una convinzione silenziosa: la vita non doveva essere soltanto qualcosa che accadeva. Poteva essere scelta.

Allora non potevo saperlo, ma quel pensiero sarebbe tornato ogni volta che qualcuno mi avrebbe mostrato un limite come se fosse una verità.

02UNIVERSITÀ

Il primo grande “no” arrivò quando decisi di anticipare di un anno la fine dell’università.

Volevo studiare all’estero e accedere a un MBA. Per farlo dovevo completare l’università prima del previsto. Il rettore cercò di dissuadermi. Secondo lui non ero pronta. Avrei potuto fallire gli esami e perdere il progetto per cui stavo lavorando.

Ero giovane e non mi sentivo sempre sicura di me. Ma in quel momento sentii una risposta più forte della paura: non potevo accettare come verità il limite che un’altra persona vedeva per me.

Ottenni la possibilità di provarci. Anticipai esami, prove e lavoro. Li superai con risultati alti e proseguii gli studi all’estero. Non fu una vittoria contro il rettore. Fu il primo momento in cui compresi quanto una decisione cambi quando smettiamo di trattare una previsione come una sentenza.

Quello che accadde dopo confermò quel pensiero. Il limite che sembrava oggettivo scomparve nel momento in cui smisi di obbedirgli. Non ero diventata improvvisamente più sicura. Avevo deciso di agire prima che arrivasse la sicurezza.

03UNA NUOVA VITA IN ITALIA

A ventidue anni ho cambiato Paese. Non conoscevo ancora la vita che avrei costruito in Italia.

Nel 2006 mi sono trasferita in Italia. Ho conseguito un MBA in International Finance e sono entrata in una multinazionale come stagista. Non avevo scorciatoie. Avevo preparazione, ambizione e la disponibilità a imparare ogni giorno.

La carriera è cresciuta insieme alle responsabilità. Sono diventata responsabile della pianificazione finanziaria e del budgeting. Ho gestito progetti importanti e budget fino a 1,5 milioni di euro. Per quindici anni ho lavorato dentro la realtà concreta del business: numeri, persone, previsioni, errori e decisioni che producono conseguenze.

Anche nelle pause continuavo a leggere e studiare. Sentivo di non aver ancora raggiunto il limite del mio potenziale. Allora pensavo che la risposta fosse diventare più preparata. Non avevo ancora compreso che sapere di più non significa sempre riuscire a scegliere diversamente.

Per anni pensai di aver trovato il mio posto. Ero cresciuta, avevo costruito una carriera e avevo ottenuto la stabilità per cui avevo lavorato. Poi proprio quella vita, così corretta sulla carta, iniziò a starmi stretta.

04LA DOMANDA CHE NON POTEVO EVITARE

Avevo costruito una vita che, vista da fuori, non aveva nulla di sbagliato.

Avevo una famiglia, una carriera solida, un buon contratto, responsabilità e riconoscimento. Avevo raggiunto molto di ciò che anni prima desideravo. Eppure arrivò un momento in cui non riuscii più a ignorare quello che sentivo.

Non ero infelice perché avevo fallito. Ero infelice dentro una vita che funzionava. Ammetterlo fu difficile, perché cambiare quando tutto crolla sembra necessario. Cambiare quando tutto appare a posto richiede il coraggio di non tradire ciò che senti.

Se continuerò a fare le stesse cose per i prossimi cinque anni, sarò felice?

La mia risposta fu no. In quel momento compresi che la gratitudine per ciò che avevo costruito non mi obbligava a restare la persona che ero stata fino ad allora.

Quella risposta mi ha sconvolta. Non stavo perdendo ciò che avevo costruito. Stavo lasciando cadere l’identità che non poteva accompagnarmi oltre. Prima di rialzarmi in una forma nuova, però, avrei dovuto attraversare tutta l’incertezza del cambiamento.

05IMPRENDITORIA

Ho iniziato da zero. E per la prima volta i numeri riguardavano direttamente me.

Ho studiato digital business e ho costruito una mia attività. Usavo ogni momento libero per imparare e trasformare le idee in qualcosa di concreto. Dopo circa un anno e mezzo l’attività aveva iniziato a produrre risultati, ma il percorso non fu lineare.

Ricordo le notti in cui non riuscivo a dormire perché una settimana di fatturato debole mi faceva mettere tutto in discussione. Cercavo la causa nelle circostanze, nelle persone, nelle decisioni degli altri. Poi ho dovuto guardare nel punto più scomodo: il modo in cui reagivo alla paura stava restringendo le possibilità che riuscivo a vedere.

L’imprenditoria mi ha mostrato una parte di me che la carriera aziendale proteggeva. Quando non esiste una struttura esterna pronta a contenerti, la tua struttura mentale entra in ogni scelta. Nel prezzo che sostieni. Nel rischio che accetti. Nella velocità con cui decidi. Nella responsabilità che sei disposto ad assumerti.

Fu proprio nel momento in cui mi sentivo più esposta che incontrai la conoscenza destinata a cambiare tutto. Cercavo un modo per risolvere i problemi del business. Trovai il sistema che stava creando il modo in cui li vedevo.

06CANADA · EXPONENTIAL COACHING

Non sono entrata nel coaching perché cercavo una nuova professione. Cercavo risposte che non riuscivo più a trovare da sola.

Volevo comprendere come funzionava la mia mente e perché, nonostante preparazione e impegno, continuavo a incontrare alcuni limiti. Iniziai a lavorare con un mentore e scelsi una formazione internazionale in Canada nell’Exponential Coaching e nella metacognizione.

Quando ho compreso come la mente seleziona possibilità, interpreta il rischio e guida le decisioni, i miei risultati hanno iniziato a cambiare con una velocità che non avevo mai sperimentato prima. Il primo obiettivo assegnato dal mio mentore era triplicare il fatturato in sei mesi. Applicando due strumenti di mindset, l’ho raggiunto.

Fu un percorso pluriennale di studio, pratica, esami e supervisione. Per una persona riservata come me, lavorare con un cliente davanti a decine di osservatori e supervisor fu una delle prove più difficili. Non potevo nascondermi dietro la teoria. Dovevo essere presente, comprendere la persona e produrre un cambiamento reale nel lavoro che stavamo svolgendo.

L’Accademia di Coaching Esponenziale in Canada mi scelse prima come Coach e poi come supervisor. Ho iniziato a lavorare con gruppi di imprenditori provenienti da Paesi e contesti diversi, accompagnandoli nell’applicazione del lavoro mentale alle loro decisioni, alla leadership e alla crescita del business.

Poi arrivarono altri clienti internazionali. Arrivarono i loro risultati e le loro raccomandazioni. A un certo punto dovetti smettere di considerare questa capacità come qualcosa che apparteneva soltanto alla mia ricerca personale.

Il coaching non ha cancellato la mia vita precedente. Ha dato un significato nuovo alla finanza, all’impresa, ai numeri, alle crisi e alla mia ostinazione nel cercare sempre ciò che esiste oltre il limite visibile.

Non mi aspettavo che accadesse così presto. Essere scelta dall’Accademia prima come Coach e poi come supervisor mi ha sconvolta. Io ero entrata per capire la mia mente. Poco dopo lavoravo con gruppi di imprenditori e aiutavo altre persone a cambiare i risultati della loro vita e del loro business.

07UNA FORMAZIONE CHE NON FINISCE

Non considero mai conclusa la mia preparazione.

La formazione iniziale è durata diversi anni. Ma non esiste un momento in cui ho pensato di sapere abbastanza. Ogni anno continuo a studiare, confrontarmi con metodi internazionali e acquisire nuove conoscenze su metacognizione, leadership, comportamento e trasformazione personale.

Porto ciò che apprendo direttamente nel lavoro con i clienti. Non per aggiungere nuove teorie, ma per rendere ogni intervento più preciso e adatto alla complessità delle persone e delle imprese con cui lavoro.

Il confronto con imprenditori di Paesi diversi mi ha insegnato che cambiano lingua, mercato e cultura. Il punto decisivo resta lo stesso: la qualità dei risultati non supera a lungo la capacità mentale del leader di immaginarli, sceglierli e sostenerli.

Anno dopo anno, ogni nuovo studio ha confermato la prima intuizione: quando una persona impara a vedere il programma che la guida, smette di essere prigioniera dei risultati che quel programma continua a produrre.

Oggi riconosco nei miei clienti lo stesso punto in cui mi sono trovata io.

Hanno costruito molto. Sono competenti, responsabili e abituati a trovare soluzioni. Eppure sentono che il livello successivo non nascerà aumentando ancora lo sforzo con cui hanno raggiunto quello attuale.

Lavoro individualmente con imprenditori, founder e CEO in un contesto internazionale su decisioni, leadership, crescita aziendale e autonomia del team. Attraverso Business Growth Coaching e Metacognitive Programming rendiamo visibili i programmi mentali automatici che influenzano il modo di interpretare rischio, opportunità e responsabilità.

Non rinnego la strategia, i numeri o l’esecuzione. Vengo da quel mondo. Lavoro sulla persona che deve trasformarli in una direzione e avere la struttura interiore per sostenerla.

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Per me la metacognizione è il cheat code della vita: il codice che ti permette di vedere e riscrivere ciò che prima ti guidava senza essere visto.

La mia visione è chiara: ogni persona che impara a osservare la propria mente e a trasformarne i programmi può creare il risultato che sceglie. Non è una scorciatoia e non elimina l’azione. Permette di smettere di sabotare ciò che vuoi costruire e di allineare pensiero, decisioni e comportamento alla direzione scelta.

Il cambiamento inizia quando impari a osservare la tua mente.

Sono autrice di Money Mindset – Diario Trasformazionale, un percorso pratico nato per aiutare le persone a riconoscere e trasformare i programmi mentali collegati al denaro, alle possibilità personali e alle decisioni.

Il principio alla base del diario è lo stesso che guida il mio lavoro con imprenditori e professionisti: i risultati esterni continuano a ripetersi finché resta invariata la struttura mentale che li genera.

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